Comune di Forino
 
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Cenni storici su Forino

Di  probabile origine romana, il paese faceva parte della colonia romana Venera Livia Abellinatum. Molto probabilmente il primo insediamento stabile fu impiantato nella frazione Castello, in una posizione molto importante strategicamente e fornita di difese naturali. La zona fu interessata dal passaggio del grande acquedotto romano detto Claudio "Fontis Augustei Acquaeductus". Nel tratto forinese l'acquedotto si sviluppò in galleria, e quindi lo scavo dovette durare parecchi anni e diede luogo ad insediamenti stabili nella nostra conca. Oltretutto il censor aveva concesso in quei luoghi il nemus corilianum per dare incremento all’agricoltura. Queste considerazioni portano quindi a suppore che questa sia l'epoca di formazione della comunità forinese, anche se recenti teorie tendano ad anticipare di molti secoli la sua formazione. Come tutto il Meridione, anche Forino fu interessato dall'attraversamento dei vari popoli invasori. I segni più evidenti del loro passaggio furono lasciati dai Bizantini, con il culto del loro protettore San Nicola, vescovo di Mira, e ancora oggi protettore del paese, e dai Longobardi, sotto i quali Forino conobbe il maggiore sviluppo. Le prime citazioni sul casale de Furinum risalgono al 667, anno in cui si combattè una grande battaglia tra i Bizantini guidati da Saburro contro le truppe longobarde del Duca di Benevento Romualdo, risoltasi con la vittoria di quest'ultimi. La presenza di atti notarili relativi a questo periodo ci permettono di intuire che certamente prima del 500 D.C. la comunità di questo luogo si nominava un capo e si amministrava con il rispetto delle leggi vigenti. Altre fonti invece ci informano che molto probabilmente intorno al 300 D.C. il "locus Forino" comprendeva il luogo di amministrazione della giustizia della vicina Abellinum. Infatti in molti scritti dell'epoca si riferisce dell' esistenza del "loco Praetorio in pertinentiis Abellini", e il luogo più vicino a Abellinum che conserva tale etimologia è la nostra frazione di Petruro. E’ certo che, all’epoca della dominazione longobarda, Forino era sede di curia notarile e giudiziaria. Una ulteriore dimostrazione dell’antichità dell’insediamento sta nel fatto che gli atti dei notai di Forino risalgono fino al lontano anno 1000. Intorno al 400 d. C. ebbero inizio le invasioni barbariche, l’Italia divenne teatro delle sanguinose battaglie tra Visigoti e Ostrogoti. Questi ultimi nel 552 riportarono una sconfitta ad opera delle truppe bizantine sul monte Lattaro. Ebbe, così, inizio l’epoca della dominazione bizantina in Italia meridionale. La dominazione bizantina ha lasciato tracce nelle usanze religiose a Forino: i cristiani professavano il culto per S. Nicola vescovo di Mira, culto che si è tramandato negli anni al punto che oggi il patrono di Forino è S. Nicola. Nell’anno 568 fecero la loro apparizione sul suolo italiano i Longobardi, che scesero fino al meridione, occupando con le armi alcuni territori nel napoletano e fondando nel 570 il Ducato di Benevento. Anche Forino passò sotto la dominazione longobarda ed ebbe a capo uno “sculdascio”. Intorno all’ 830 il gastaldato fu affidato a Goffredo, grazie al quale Forino divenne un importante centro culturale, sede notarile e sede giudiziaria.Goffredo, aspirando al trono di Benevento, intraprese una lunga lotta con Adalferio. La pace si raggiunse grazie all’intervento di Ludovico II nell’849 , allorchè si operò la divisione dei territori, includendo Forino nel principato di Salerno. La necessità di uno schieramento difensivo sul confine fece assumere a Forino un’importanza strategica, da cui derivò la decisione di costruirvi un gastaldato, cioè un distretto militare importante (Castaldatum Furini). In questo periodo fu ampliato e fortificato il castello che in epoca bizantina era stato costruito come un semplice fortilizio. La pace imposta da Ludovico II con la spartizione del territorio tra il principato di Benevento ed il principato di Salerno non durò a lungo perché sorsero nuove mire egemoniche. Il “Castaldatum Furini”, vedetta di tutto lo schieramento difensivo del principato salernitano, fu campo di scontri militari con le truppe del principato beneventano che combattevano contro le milizie salernitane per i vari tentativi di annessione di altri territori. Nel 968 vi fu un nuovo attacco delle truppe bizantine che, avendo occupato il ducato di Salerno, estesero il proprio dominio anche su Forino. Dopo qualche anno Ottone, avendo ripreso la guerra e sconfitto i bizantini, nel ricostruire il ducato di Benevento e Capua, estese il suo dominio anche sul principato di Salerno e quindi su Forino. Anche la dominazione longobarda ha lasciato tracce religiose a Forino. I longobardi professavano il culto dell’Arcangelo Michele ed oggi,a distanza di secoli, i cittadini della frazione di Petruro si recano in processione al santuario dedicato all’Arcangelo. Intorno all’anno 1000 una guarnigione militare composta da guerriglieri normanni giunsero nel territorio di Salerno e le truppe con a capo Guglielmo il Normanno si impadronirono di Forino. I normanni donarono Forino a Guglielmo il Normanno detto “Il Carbone" signore di Monteforte, che però morì nel 1162. In questo stesso anno ricevette l’investitura del feudo di Forino Giacomo Franciso che fu il secondo Signore della Terra di Forino. Più tardi il feudo entrò a far parte del “principato e terra Beneventana”, quindi sotto il dominio di Federico II di Svevia che nel 1239 lo affidò a Matteo Francisio, il terzo Signore della terra di Forino. Pochi anni dopo lo stesso imperatore concesse il borgo al suo consigliere, il marchese Bertoldo de Hobemburg, cui seguì nel 1255 un altro componente del ramo dei Francisio, Guglielmo II. Nel 1622 il Regno di Sicilia fu occupato dagli Angioini, ma solo nel dicembre del 1268 Carlo d’Angiò concesse Forino, unitamente ai feudi di Nola e Atripalda, a Guido de Monfort, nobile francese, conte di Leicester e Vicario Generale del Regno di Sicilia. Il conte di Monfort venne in discordia con Enrico III d’Inghilterra, che uccise nella cattedrale di Viterbo. La pena per il sacrilego misfatto non si fece attendere e nel 1272 Guido di Monfort fu condannato al bando perdendo i suoi possedimenti, in cui era compreso anche Forino. In questi anni Carlo d’Angiò fu ospite nel castello di Monteforte e nel luglio del 1271 fu ordinato all’Università di Forino di mandare ogni mercoledì il “fodro” al castello di Monteforte, che consisteva “nell’obbligo di fornire per la corte del Re numero 250 pani, numero due some di orzo ; numero due castrati, galline, uova ed altri generi”. E si immaginino questi uomini giovani e robusti, giungere, dopo ore di viaggio, stanchi e sudati alle porte del castello ove altri armati provvedono al controllo dei viveri e delle vettovaglie portate per soddisfare le necessità del Re e della sua corte. La Corte Regia nel 1285 affidò provvisoriamente il feudo al milite salernitano Riccardo de Ruggiero che fu il settimo Signore della Terra di Forino. Nell’anno 1291 morì il conte Guido de Monfort e la sola ereditiera del feudo fu la figlia Anastasia de Monfort, moglie di Romanello Orsini. Da questa data comincia la storia del legame tra la famiglia Orsini ed il feudo di Forino. In questo periodo, nonostante i gravi eventi che si susseguirono nel Regno di Napoli, il feudo viveva un momento proficuo : le condizioni economiche erano buone e la cultura era particolarmente curata. Alla morte di Romanello Orsini successe il figlio Roberto (1310) che, deceduto nel 1344, lasciò il feudo al figlio Nicola. Questi fu un personaggio di grande autorità, portò a termine una serie di opere buone, beneficò gli ordini religiosi e fondò il Collegio dell’Annunziata. Alla morte di Nicola, avvenuta nel 1400, il feudo fu affidato al figlio Raimondo e successivamente a Daniele Orsini, nel 1442. Intanto compaiono nei territori italiani gli Aragonesi che intrapresero aspre battaglie di conquista contro gli Angioini. Ferrante I d’Aragona confiscò Forino a Daniele Orsini che aveva combattuto accanto agli Angioini. Il feudo, in data 18 gennaio 1462, fu concesso dal re Ferrante I d’Aragona ad Orso Orsini, conte di Nola che divenne il tredicesimo Signore della Terra di Forino. Orso morì nel 1479 e lasciò il feudo a Roberto Orsini, quattordicesimo Signore della Terra di Forino. Occorre sottolineare che durante la dinastia degli Orsini il feudo aveva accresciuto i propri casali ed era diventato uno dei possedimenti più importanti della famiglia. Nel 1485 Alfonso d’Aragona, avendo capito che Roberto Orsini tramava contro il Regno, gli confiscò Forino per affidarlo a Giulio Orsini che divenne il quindicesimo Signore della Terra di Forino e casali. Federico II d’Aragona nel dicembre del 1499 donò Forino al consigliere Giovanni Ciciniello, sedicesimo signore delle Terra di Forino. Morto Ciciniello nel 1520, il paese passò ancora alle dipendenze del Regio Demanio. Con l’avvento del viceregno le sorti del feudo non mutarono, continuando a passare da un feudatario all’altro. Nel 1523 il vicerè spagnolo Carlo de Lanoj affidò Forino a Carlo Ciciniello che divenne Carlo I, diciassettesimo signore delle Terra di Forino , seguito dal successore Carlo Turco Ciciniello, diciottesimo signore della Terra di Forino e ancora da Carlo II Ciciniello, diciannovesimo signore della Terra di Forino. Carlo II Ciciniello fu un feudatario sconsiderato ed incauto, contrasse ampi debiti che lo costrinsero nel 1599 a cedere Forino ed i suoi casali a Porzia Villano, nobildonna di Napoli. Porzia Villano fu il ventesimo signore della Terra di Forino. Nemmeno la signoria della nobildonna ebbe lunga vita a causa dei debiti contratti dai figli, Lorenzo e Giulio Battaglini. La vendita di Forino fu conclusa per 23870 ducati a favore di Mario Cecere di Napoli che divenne il ventunesimo signore della Terra di Forino. Mario Cecere fu un feudatario duro ed intransigente : fece di tutto per rendere più gravosa la condizione dei vassalli con l’imposizione di nuovi balzelli e profittò di sue aderenze, per arricchire il titolo feudale di altri diritti. Il feudo di Forino e casali passò alla signoria di Fabrizio Cecere, figlio di Mario, in occasione delle nozze di questi con la nobile Luigia de Marino. Fabrizio divenne ventiduesimo signore della Terra di Forino. E’ importante sottolineare che in questo periodo, a causa delle pressioni fiscali ed i soprusi dei feudatari, spinte di autonomia incominciarono a serpeggiare nei casali di Contrada, Ospedale e Petruro, mentre Celzi e Castello ritornarono a far parte dell’Università di Forino. Il barone Fabrizio Cecere morì nel 1602 ed il feudo con i casali passarono al primogenito Mario che divenne Mario II Cecere, ventitreesimo signore della Terra di Forino. Mario II ben presto si coprì di debiti, perciò nel 1604 vendette Forino e casali per pochi ducati. In questi anni comincia a Forino la signoria dei Caracciolo che tennero il dominio sino alla cessazione della feudalità. Essi furono feudatari attenti ed aperti alle istanze di libertà e giustizia, migliorarono i rapporti con l’Università e fecero abolire le gabelle. Nel 1604 la Regia autorità elevò a titolo di principato la terra di Forino e lo stesso Ottavio Caracciolo a primo principe di Forino. Questi subito si interessò delle condizioni di vita degli abitanti del popolo, ma la sua opera fu breve perché mancò “all’amore dei suoi vassalli” il 2 aprile del 1611. A Ottavio successe nel Principato il figlio Fabio che ebbe l’investitura con il titolo di Fabio Caracciolo (1612), Ottavio II (1519), Fabio III (1634), Francesco (1638), Ottavio III (1689), Carlo (1711), Gennaro I (1750) e Nicola (1777) ultimo signore del luogo. Durante il principato dei Caracciolo un evento tragico, quale fu la tremenda eruzione del Vesuvio aggravata da numerose e forti scosse di terremoto avvenuta nel 1631, sconvolse la vita degli abitanti di Forino. Il popolo, che versava già in condizioni miserevoli perché era la classe che sopportava maggiormente il peso fiscale imposto dal potere feudale, fu nuovamente colpito dagli avvenimenti tellurici a causa dei quali perse la casa, il bestiame ed il raccolto. Dovette però trovare conforto e forza nella fede cristiana. La leggenda vuole che tutto il popolo di Forino e casali raggiunse in processione la chiesa di S. Nicola sul castello nella completa oscurità perché il sole era oscurato dalla pioggia di cenere. La sommità della collina venne raggiunta, sotto la “ pioggia di cenere e lapillo”, dal popolo in preghiera. Durante la celebrazione della messa cessò la caduta della cenere e del lapillo, il cielo divenne nuovamente chiaro e Forino fu salva. Questa è la leggendaria storia che si tramanda : di certo è che, da secoli, ogni anno, il giorno 14 del mese di marzo, dalla chiesa di S. Stefano del Casale Palazza, parte una processione di fedeli che cantano litanie antiche, trasportando un uomo in croce, e raggiunge il santuario del ringraziamento dello scampato pericolo. Nel 1647 a Napoli scoppiarono i moti di Masaniello. La notizia di questi tumulti si diffuse in tutto il reame ed in molti feudi si ebbero manifestazioni di consenso all’azione di Masaniello. Anche a Forino arrivarono tali notizie e il popolo subito si radunò tumultando. Il coraggio e la risolutezza del popolo e delle Università non sfuggì alla principessa donna Marzia Carafa, amministratrice del figlio, il principe Francesco. La nobildonna convocò subito il governo delle tre Università del feudo e concesse lo Statuto, un’importante testimonianza di ottenuta libertà e giustizia sociale . L’Università incomincia a governarsi con leggi scritte che individuano gli obblighi ed i doveri dei cittadini che non sono più soggetti all’arbitrio del potere feudale e del potere regio. Con la concessione dello statuto ebbe inizio un’azione di risanamento economico che però non durò a lungo a causa dello scoppio di una tremenda pestilenza, nel 1656. La pestilenza causò la morte di duemila persone, ma anche questa volta il popolo di Forino reagì : si continuarono le grandi riforme e si continuò a curare la pubblica istruzione. Nel 1711 Maria Caracciolo divenne principessa di Forino. La vita pubblica della Stato di Forino, durante il principato della nobildonna, fu densa di avvenimenti. I rapporti tra l’Università e il principato non erano buoni. Con il passare degli anni non fu più possibile giungere ad alcuna decisione sia per i problemi collettivi, sempre più insormontabili, sia per l’opera della principessa che interferiva in ogni decisione. Nacque così l’odierno Consiglio Comunale con il quale si riuscì a snellire la vita amministrativa dell’Università perché il Sindaco e gli “Eletti” ebbero conferite maggiori facoltà e più ampio potere decisionale. Gennaro Caracciolo, figlio di Maria, morì nel 1777 succedendogli il primogenito Nicola. Il principato fu lungo e denso di avvenimenti e Nicola fu l’ultimo Caracciolo ad esercitare la signoria sul feudo di Forino, rientrato nei possedimenti della sua famiglia per oltre due secoli. Durante il principato di Nicola, nel mese di agosto del 1779, vi fu una nuova paurosa eruzione del Vesuvio ed anche a Forino “per molte ore piovve cenere minuta e caddero pietre fino a tre quarti di rotoli”. Anche questa volta i danni furono enormi e molte case crollarono sotto il peso della cenere. Il governo dell’Università e lo stesso principe soccorsero la popolazione concorrendo nelle spese per la ricostruzione delle case crollate , mentre le strade furono “spalate dalla cenere”. Passato il cataclisma si riprese la vita del paese. Questi anni, a cavallo tra al fine del 1700 e l’inizio del 1800 furono caratterizzati da aspre contese fra i cittadini ed il governo dell’Università. Tali controversie riguardarono l’Esazione della “grascia” (il grassiere era un incaricato dell’Università preposto alla sorveglianza della vendita dei generi alimentari, di cui controllava il peso e la misura, ed era autorizzato ad imporre pene pecuniarie ai contravventori), l’affitto delle botteghe e le modalità di elezione del Sindaco. Inoltre, poiché l’Università non tollerava più l’intromissione del feudatario nell’elezione del proprio governo, sorsero ulteriori contrasti che il principe cercò di contenere attuando una serie di concessioni. I tempi erano sicuramente cambiati, l’Università si era liberata di molte obbligazioni e di gran parte dei pesi che la opprimevano. Con l’avvento dei francesi e la costituzione della Repubblica Partenopea, anche Forino prese parte agli scontri fra i francesi e i borbonici. Nel 1799 nella piana di Forino vi fu una cruenta battaglia che decise la riconquista di Napoli da parte delle truppe reali. In un momento in cui la vita dell’Università era continuamente impegnata nella ricerca di un nuovo assetto amministrativo e di sostanziali quanto efficaci riforme sociali, un’altra sciagura colpì la città . Nella notte del 26 luglio 1805, infatti, la terra di Forino fu ancora colpita da un forte terremoto. I danni furono gravissimi, e molti fabbricati, specialmente in località Petruro e Castello, crollarono completamente. Furono anni operosi per Forino. Il Comune, infatti, ebbe la possibilità di destinare somme di danaro per le opere pubbliche e per il miglioramento dei servizi. Tutto ciò fu possibile perché non vi era più l’obbligo di pagare i diritti feudali ed i diritti regi. I Caracciolo ebbero il possesso del paese fino al 1806, anno di abolizione dei diritti feudali

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